Per gli sportivi

Per gli sportivi

Quando l’aumento della massa diventa il tuo obiettivo

IPERTROFIA

Vanno sempre considerati ormoni e sistema nervoso

I NEMICI DEL MUSCOLO

Contribuiscono al rendimento dello sportivo

PH, OSSIGENO E MATRICE EXTRACELLULARE

Agisce profondamente sul miglioramento della performance sportiva

INTEGRAZIONE FUNZIONALE

IPERTROFIA: croce e delizia

Quando l’aumento della massa diventa un obiettivo, che sia sportivo o estetico, è fondamentale capirne i processi e indirizzare esercizi e alimentazione nella giusta direzione.

Come si raggiunge l’ipertrofia?
L’ipertrofia, cioè l’aumento della massa, avviene grazie all’esercizio fisico cronico, che provoca un danno da sovraccarico sulle fibre muscolari. Quando il sistema è in perfetto equilibrio, segue una risposta compensatoria di adattamento a questo stimolo, che porta ad una deposizione di nuovo materiale proteico (fase anabolica) durante la fase di recupero.
Entrano in scena diversi attori: fibre muscolari, cellule specifiche chiamate “cellule satelliti”, sistema immunitario, ormoni e fattori di crescita (IGF-1, insulina, testosterone, cortisolo).

Entriamo nel tecnico

Grazie all’esaurimento delle riserve causate dall’attività fisica, e alla super-compensazione durante il risposo, il muscolo riceve:

  • un aumento dell’acqua
  • un aumento della produzione delle riserve intracellulari di glucosio (glicogeno) e di energia tramite la formazione di ATP e di fosfocreatina.

Nel lungo periodo si vede un aumento intramuscolare dei trigliceridi, della rete capillare sanguigna (angiogenesi), delle nostre centrali energetiche (mitocondricondriogenesi) e un rimodellamento del tessuto connettivo.

Esistono inoltre, differenti tipologie di strutture fisiche che possiedono caratteristiche che li rende più o meno capaci di utilizzare il grasso come fonte energetica, creare massa muscolare, forza o resistenza.

Dunque, per quanto sia indispensabile l’apporto dietologico di tipo proteico e glucidico, vanno tenuti in forte considerazione anche:

  • la modulazione dell’infiammazione (necessaria in una certa misura nella fisiologia del muscolo sottoposto ad attività fisica)
  • lo stress (asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA))
  • il sistema nervoso autonomo
  • il microbioma intestinale (mai sottovalutare il benessere intestinale!).

Tiriamo le somme
In questa rete di segnali così complessa, è evidente come sia necessario, al fine del raggiungimento dell’obiettivo, identificare il modello nutrizionale specifico.
Per bilanciare i fattori anabolici e catabolici, stimolare la produzione e la funzionalità di recettori di membrana e degli enzimi chiave nella biochimica del soggetto attraverso l’espressione genica (epigenetica), vanno dunque considerate le seguenti variabili:

  • la tipologia di sport eseguito
  • la fase di allenamento periodica
  • le condizioni fenotipiche dell’atleta.

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I NEMICI DEL MUSCOLO: ormoni e sistema nervoso

Durante l’allenamento si producono le catecolamine: l’adrenalina e la noradrenalina. Quest’ultima
funge sia da ormone (prodotta dal surrene) sia da neurotrasmettitore, attivando il sistema nervoso
autonomo.
Le catecolamine sono coinvolte nella reazione “FIGHT OR FLIGHT”, ovvero combatti o scappa,
che permette al livello energetico e fisiologico di affrontare l’attività eseguita o di reagire ad una
qualsiasi forma di stress.
Il corpo risponde al danno inferto alle fibre muscolari, tramite l’attivazione di un altro meccanismo
di supporto allo stress, ovvero l’attivazione dell’asse HPA.

Questo sistema coinvolge tre attori principali:

  • l’ipotalamo
  • l’ipofisi
  • il surrene

A cascata producono l’ormone CRH, l’ACTH che in ultimo stimola il surrene a rilasciare i
glucocorticoidi, ed in particolare il famoso cortisolo.

Il cortisolo serve a potenziare l’azione delle catecolamine, induce la degradazione delle proteine
per produrre glucosio e favorire lo stoccaggio di glicogeno intramuscolare. Inoltre, ha un ruolo nello
spegnimento della reazione immunitaria, causata dal trauma dell’allenamento, inibendo la sintesi
delle proteine infiammatorie. Da questa descrizione vediamo come gli attori coinvolti siano tutti
necessari al trofismo muscolare, nasce qui il problema, però, di comprendere se questi sistemi, siano
in grado di spegnersi. Infatti, esistono diversi tipologie di “stressors” che persistendo, provocano la
saturazione dei meccanismi di controllo, portando all’istaurarsi di un circolo vizioso cronicamente
attivo. La continua sintesi di cortisolo, porta ad una riduzione degli ormoni sessuali-anabolizzanti
(DHEA, testosterone) e conseguente inibizione della crescita muscolare. L’iperattivazione di questi
assi diviene quindi, un sistema catabolico-infiammatorio che può causare:

  • Inibizione della sintesi di tutte le proteine corporee (blocco dell’ipertrofia)
  • Accumulo di grasso intramuscolare (riduzione della forza)
  • Alterazione della capacità di ossidare i grassi (riduzione della resistenza)
  • Infiammazione del tessuto connettivale (matrice extracellulare)
  • Riduzione dell’attività anabolica notturna (disturbo della fase REM)
  • Riduzione del potenziale di eccitabilità muscolare (perdita di potassio intracellulare).
  • Aumento attività ossidante (radicali liberi) e istauro d’infiammazione cronica silente.

Nella comprensione di questi fattori, ci viene in supporto l’analisi bioimpedenziometrica (eseguita
durante la visita), i cui parametri (angolo di fase, acqua e potassio extracellulare) sono stati correlati
alla disregolazione degli assi dello stress e del cortisolo.

È fondamentale quindi agire a livello nutrizionale e integrativo, anche tenendo conto dei dati della
propria composizione corporea, per il recupero della funzionalità degli assi dello stress al fine di
favorire il metabolismo energetico alla base della performance e del trofismo muscolare.

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PH, OSSIGENO E MATRICE EXTRACELLULARE

La crescita muscolare e la produzione energetica, indispensabile nella performance sportiva, richiedono una complessa serie d’interazioni tra:

  1. muscolo
  2. ormoni;
  3. sistema immunitario;
  4. sistema nervoso.

Questi possono essere influenzati da disregolazioni del pH extracellulare, dall’ossigenazione cellulare e della destrutturazione delle matrice extracellulare.

La fatica
L’intensità o la durata dell’attività fisica, l’insufficiente pausa tra gli allenamenti, l’aumento delle proteine nella dieta dello sportivo, l’iperattivazione degli assi dello stress o l’infiammazione cronico-silente, possono portare alla produzione di ioni idrogeno ad un livello superiore al nostro tasso di rimozione, portando uno squilibrio acido-base, che è ritenuto uno dei fattori principali nel favorire la fatica.

Durante l’esercizio fisico, i muscoli consumano ossigeno e trasformano l’energia chimica del glucosio in energia meccanica. La carenza di ossigeno per la cellula, provoca una diminuzione nel
metabolismo cellulare, una riduzione delle riserve di ATP, l’attivazione di processi infiammatori che stimolano gli assi dello stress (asse HPA e sistema simpatico), la riduzione della riparazione del danno (post esercizio fisico) e la diminuzione dell’angiogenesi (necessaria al trofismo muscolare).

Il trasporto di ossigeno alle cellule è garantito dall’emoglobina che non è in grado di trasportare sufficiente ossigeno nelle condizioni di glicazione (inserimento di una molecola di
glucosio nella struttura proteica dell’emoglobina a causa dei picchi glicemici
nell’alimentazione).
Il processo di glicazione delle proteine, l’accumulo di grasso corporeo e l’arrivo delle cellule del sistema immunitario nella matrice extra cellulare provocano una destrutturazione della matrice che influenza trasporti e comunicazioni in tutto il corpo.

Tutti questi fattori, influenzabili dalla dieta, dall’integrazione e dalla composizione corporea, contribuiscono alla corretta fisiologia muscolare, scheletrica e della matrice extracellulare che contribuiscono al rendimento dell’allenamento sportivo.

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INTEGRAZIONE FUNZIONALE

Per la costruzione di un modello nutrizionale e la scelta di integratori mirati, dobbiamo prendere in considerazione oltre che la tipologia di sport eseguito, molti aspetti molto più complessi del semplice calcolo calorico e della riduzione del grasso corporeo.

Dobbiamo porci diversi quesiti:

  • siamo in presenza di un muscolo capace di estrarre energia da tutte le tipologie di alimenti? 
  • Il corpo riesce a controbilanciare l’infiammazione cronica silente e il potenziale carico ossidante causato dalla nostra genetica, vita o attività sportiva?
  • Il tessuto connettivo dal quale passano l’ossigeno, l’acqua e tutti i micronutrienti ha una normale fisiologia?
  • L’apparato gastroenterico ha un corretto assorbimento dei principi attivi e un microbiota capace di produce le molecole necessarie al nostro equilibrio neuro-muscolare?
  • Le proteine indispensabili allo svolgimento delle reazioni biochimiche del corpo, ovvero il corredo enzimatico, hanno una piena funzionalità?
  • Il nostro sistema tampone ha la capacità di mantenere facilmente il range ottimale di pH?
  • Gli ormoni (testosterone, l’ormone della crescita, cortisolo, insulina solo per citarne alcuni) hanno un corretto ciclo circadiano e interagiscono correttamente con i propri recettori cellulari?
  • Siamo in presenza di un’iperattivazione degli assi dello stress (Hpa e sistema autonomo)?

Una nutrizione e integrazione funzionale che considera la complessità del nostro corpo, è in grado di agire profondamente sul miglioramento della performance sportiva, ovvero sull’aumento dell’anabolismo rispetto al catabolismo, sulla forza, resistenza, riduzione dei tempi di recupero e la diminuzione dei traumi.

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